sabato 29 maggio 2010
Note liriche: al Verdi arriva la Madama Butterfly di Puccini (2)
Serata meravigliosa.Teatro pieno zeppo di persone e una Madama Butterfly incantevole. Non sono un'esperta di musica lirica e quindi il mio giudizio sarà certamente poco tecnico e al contempo molto personale. Inizio dicendo che è stato letto prima dello spettacolo un comunicato che informava gli spettatori sul disegno di legge per il teatro e sul malcontento che aleggia per questo motivo tra gli operatori del settore (ci sono stati in merito anche numerosi scioperi lungo i teatri di tutta Italia: fonte larepubblica.it). Calano le luci e si comincia. All'apertura del sipario si vedeva un pannello semitrasparente che raffigurava il disegno di una classica donna giapponese, poi si è alzato ed è iniziata l'opera vera e propria.Un bravissimo Roberto de Biasio nei panni di Pinkerton cantva e le parole si mescolano alla bellissima musica di Puccini. Fortunatamente per me(e penso anche per molti altri) sopra il palcoscenico era montato un pannello che scriveva le parole cantate dai vari personaggi, altrimenti mi sarebbe stato difficile capire tutto ciò che dicevano. Il mio stupore però è stato nel sentire Svetla Vassileva nei panni di Madama Butterflay: voce meravigliosa ed interpretazione altrttanto suggestiva. I sentimenti della protagonista della storia si riflettevano attraverso lei in modo convincente. La scena che mi ha colpito maggiormente è stata quella finale, con il suicidio della povera e tradita Butterfly, dove avrei voluto alzarmi applaudendo e urlando "grande Svetla", ma poi mi sono ricordata di non essere allo stadio. La musica suonata dall'orchestra posizionata al di sotto del palco era incantevole e faceva aleggiare una certa "magia" in sala. Scenografia minimalista con pochi spostamenti di oggetti per il cambiamento del luogo di svolgimento e un movimento di luci, ad opera di Iuraj Salieri, ben riuscito. Ho riscontrato solo 2 pecche nello spettacolo: la prima è che in alcune occasioni, specialmente nelle parti cruciali la musica sovrastava il canto degli attori, e quindi non si udiva ciò che dicevano. La seconda è....l'aria condizionata!!! Pensavo di sciogliermi dal caldo che c'era.
venerdì 28 maggio 2010
Note liriche: al Verdi arriva la Madama Butterfly di Puccini
Stasera cari lettori sarò a teatro. Ho aspettato tanto questo giorno, comprando i biglietti ancora qualche mese fa. Non sono mai stata a vedere un'opera lirica e devo dire che sono contenta che la mia "iniziazione" sia con un'opera come Madama Butterflay di Giacomo Puccini, così classica e allo stesso tempo così impegnativa. per prepararmi all'evento mi sono documentata, scoprendo che essa era originariamente chiamata "tragedia giapponese in 2 atti" e che per il suo completamento ci sono voluti parechi anni. Penso mi commuoverò difronte alla straziante storia di Chōchō-san (letteralmente farfalla madama) geisha quindicenne e del suo amore per l'ufficiale della marina statunitense Pinkerton. La recensione arriverà puntuale domani.
Intanto potete consultare il sito del tertro Verdi di Pordenone.
| (fonte foto allposters.com) |
martedì 25 maggio 2010
Trl ri-sbarca a Trieste. Aprono la settimana i Finley (di buona donna...)
Posso confermarlo perché ho onorato lo spettacolo della mia presenza e di tutta la troupe del blog.
Per i miei gusti c'erano fin troppe urla di neo adolescenti in carriera che rendevano ancor più insopportabile il caldo cocente finalmente arrivato, però considerando la folla a cui ci avevano abituati Giorgia e Marco quando ancora conducevano il programma pomeridiano da Milano, beh non c'eravamo proprio.
In tutto una sessantina di persone, contando anche promoter sfreccianti su pattini a rotelle, cameramen e manichini per il mini stand d'abbigliamento.
E non son mancati personaggi strampalati: un ragazzo in prima fila esibiva una cresta verde da invidia mentre poco più indietro una biondina provava a far inquadrare il suo "davanzale". A pochi passi un giovanotto alto sfoggiava il suo look alternativo da confetto color lillà abbracciato a un altro ragazzo di lino vestito tranne per la testa da peluche.
Sì sì, indossava proprio la testa di un orsetto bianco fatto in peluche.
Dio solo sa quanti gradi misurasse la sua scatola cranica; giustificabili allora le pagliacciate che faceva.
Come se non bastasse ci si mettevano anche i Finley ad incrementare l'inquinamento acustico.
Testi penosi, musica noiosa e ripetitiva, voce...lasciamo stare.
Che si spaccino per un gruppo punk non saprei dirlo, i brani demenziali però ne son all'altezza, ma dei padri del genere scazzato, i Ramons, potevano mostrare solo il nome stampato sulla maglietta del cantante.

Altro stridulo altro conduttore. In realtà le mie colleghe mi hanno informata si trattasse del biondino del gruppo I Dari, mai sentiti fino a ieri. Terribili, uso solo questo aggettivo per non cadere nel volgare, o peggio, beccarmi qualche querela.
Giuro che tutti i 40 minuti passati in Molo Sartorio pensavo solo: "Da dove cavolo vengono fuori?" e continuavo a ripetere: "Ragazze, quando ce ne andiamo?"
Tralasciando il mio disagio, grazie alla sfacciataggine di Rudy, possiamo mostrarvi uno scorcio del backstage.
Deserto e desolante!
Per tutti i coraggiosi che vorranno ripetere la mia esperienza consiglio di visitare il sito onde evitare ospiti indesiderati.
A voi, buona fortuna!
Che si spaccino per un gruppo punk non saprei dirlo, i brani demenziali però ne son all'altezza, ma dei padri del genere scazzato, i Ramons, potevano mostrare solo il nome stampato sulla maglietta del cantante.
Altro stridulo altro conduttore. In realtà le mie colleghe mi hanno informata si trattasse del biondino del gruppo I Dari, mai sentiti fino a ieri. Terribili, uso solo questo aggettivo per non cadere nel volgare, o peggio, beccarmi qualche querela.
Giuro che tutti i 40 minuti passati in Molo Sartorio pensavo solo: "Da dove cavolo vengono fuori?" e continuavo a ripetere: "Ragazze, quando ce ne andiamo?"
Tralasciando il mio disagio, grazie alla sfacciataggine di Rudy, possiamo mostrarvi uno scorcio del backstage.
Per tutti i coraggiosi che vorranno ripetere la mia esperienza consiglio di visitare il sito onde evitare ospiti indesiderati.
A voi, buona fortuna!
lunedì 24 maggio 2010
Giro d'Italia: la tappa passa per Pordenone
| (Fonte foto: informazionepura.it) |
giovedì 20 maggio 2010
Occupazione universitaria: la facoltà di Scienze della Formazione è in subbuglio.
Tranquilli, non è un fatto di cronaca. E' solo il titolo del corto realizzato dagli studenti del corso di Teorie e tecniche del linguaggio radio televisivo della facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Trieste.
Il lavoro è durato più o meno due mesi: prima a stendere la sceneggiatura, ad assegnare le parti degli attori e dello staff produttivo, a provare e riprovare le posizioni delle comparse e soprattutto delle telecamere e poi finalmente "Azione!". Cinque giorni di riprese per cinque minuti di girato.
Un pò poco direte no?! Vi posso assicurare che al pensiero di dover aggiungere anche una sola scena in più, mi sarei ritirata! E sapete bene che senza la segretaria di produzione non si va avanti!
Baggianate a parte, giudicate voi.
Il lavoro è durato più o meno due mesi: prima a stendere la sceneggiatura, ad assegnare le parti degli attori e dello staff produttivo, a provare e riprovare le posizioni delle comparse e soprattutto delle telecamere e poi finalmente "Azione!". Cinque giorni di riprese per cinque minuti di girato.
Un pò poco direte no?! Vi posso assicurare che al pensiero di dover aggiungere anche una sola scena in più, mi sarei ritirata! E sapete bene che senza la segretaria di produzione non si va avanti!
Baggianate a parte, giudicate voi.
Beh?! Avete riconosciuto qualcuno?
Ebbene sì, l'autrice della pagina trevigiana di questo blog, la signorina (ancora per poco) Elena, ha interpretato una delle tante manifestanti, sovversive e quindi comuniste occupanti. Ah, che recitazione, che star! Ma mi faccia il piacere!
Cattiverie a parte, che ne dite delle riprese? Sapete chi c'ha messo lo zampino?
Proprio la nostra Rudy, la voce da Pordenone.
Allora che ne dite?
Tralasciando gli stacchi di luce, le differenze d'audio, l'effetto rimbombo, i colori sbiaditi da un'inquadratura all'altra, alcune ridicole interpretazioni...tre quarti del lavoro insomma, non è così male no?!
Beh io son di parte.
Ps: non siate troppo cattivi nei vostri commenti, vi prego anche a nome delle coautrici
Cattiverie a parte, che ne dite delle riprese? Sapete chi c'ha messo lo zampino?
Proprio la nostra Rudy, la voce da Pordenone.
Allora che ne dite?
Tralasciando gli stacchi di luce, le differenze d'audio, l'effetto rimbombo, i colori sbiaditi da un'inquadratura all'altra, alcune ridicole interpretazioni...tre quarti del lavoro insomma, non è così male no?!
Beh io son di parte.
Ps: non siate troppo cattivi nei vostri commenti, vi prego anche a nome delle coautrici
mercoledì 19 maggio 2010
Arte a Torre: una ventata di internazionalità per la frazione tra Pordenone e Cordenons
Scrutando in Internet ho scoperto una cosa: non lontano da casa mia si svolge un'interessante manifestazione di cui non sapevo nulla. Si tratta del progetto Humus Park, iniziato il 17 Maggio, che si svolge al Parco del Castello di Torre, dove numerosi artisti nezionali e internazionali si incontrano per lavorare sul tema uomo-natura.
Saranno molto contenti i ragazzi dell'istituto d'arte che suppongo andranno ad assistere con la loro classe per una gita formativa.
Potete trovare qualche utile notizia su Ilfriuli
Saranno molto contenti i ragazzi dell'istituto d'arte che suppongo andranno ad assistere con la loro classe per una gita formativa.
Potete trovare qualche utile notizia su Ilfriuli
Baci gay: ora manifesti bianchi
L'iniziativa promossa dall'Arcigay ha avuto un triste epilogo: già le manifestazioni di protesta si erano fatte sentire e il seguito non è tardato ad arrivare. Quello che ci si immaginava accadesse è infatti avvenuto: i manifesti raffiguranti un bacio gay sono stati oscurati. Chi sono i responsabili? i militanti de "la destra del Friuli Venezia Giulia". Muniti di pennelli colla e vernice hanno reso le immagini bianche. Il responsabile del partito Ernesto Pezzetta ha dichiarato "mi assumo la responsabilità di quanto è accaduto, é un'iniziativa politica. Chi intende procedere contro di noi per vie legali lo faccia. Sono pronto ad un confronto con Arcigay e Arcilesbica: rispetto le persone omosessuali, ma non accetto la speculazione politica." Tra lunedì e martedì abbiamo potuto vedere con i nostri occhi tutto il rispetto che aleggia nella nostra regione.
Friulinews
Friulinews
domenica 16 maggio 2010
L'Europa e la famiglia del futuro. Parola di David Sassoli
Lo scorso venerdì, incuriosita da una locandina che citava la presenza di David Sassoli (ex gornalista del Tg1 ed ora parlamentare europeo) in quel di Treviso, sono andata presso l'Università cittadina per assistere alla sua conferenza, armata di penna, block notes (e di nonna!).
Non appena entrata in sala, mi sono guardata attorno e... con stupore ho scoperto di essere la più giovane tra i presenti in sala e subito ho pensato: "per fortuna che la conferenza s'intitola "L'Europa e la famiglia del FUTURO!".
Dopo questa mia riflessione, eccolo: il relatore entra in sala, si siede in cattedra e... sorride (a mio avviso deve aver avuto il mio stesso pensiero!), ma subito inizia a tenere il suo discorso.
Inizia sciorinando dati, affermando che nel 2050 in Europa ci saranno circa 102.000.000 di persone che non saranno in grado di lavorare perchè troppo anziane, che la maggior parte della forza lavorativa mondiale si sposterà verso l'Africa e l'America Latina, facendo perdere all'Europa il primato di spazio economico più ricco del mondo, che invece ha oggi: insomma, uno scenario tutt'altro che roseo.
Continua poi affermando che, per quanto riguarda le politiche sociali europee, esistono vari modelli, tra i quali: quello Francofono, quello Scandinavo, quello Mitteleuropeo e quello Anglosassone; l'Italia non rientra in nessuno di questi, in quanto ha da sempre agito a sostegno delle famiglie in modo frammentato e solo se possedeva i cosiddetti "resti del bilancio" (in poche perole, solo se le avanzavano soldi).
Seguendo questo interessante convegno, non potevo fare a meno di domandarmi che fine avesse fatto il David Sassoli giornalista, quello che ero abituata a veder ogni giorno al Tg1 delle 20, che con professionalità racccontava le notizie del giorno...
Ma ad un certo punto ecco: è bastata una domanda dal pubblico sull'analfabetismo di ritorno a far riaffiorare la sua "deformazione professionale"... Riporto le sue testuali parole "la scuola di oggi dà solo strumenti rudimentali, ma non insegna a leggere i giornali, che non sono altro che la trasposizione di ciò che ci accade attorno. Va bene preparare i giovani alle sfide del futuro, però devono soprattutto essere in grado di capire la storia di tutti i giorni ed essere consapevoli della realtà che li circonda".
Insomma, diamo voce al GIORNALISMO!!!!
Non appena entrata in sala, mi sono guardata attorno e... con stupore ho scoperto di essere la più giovane tra i presenti in sala e subito ho pensato: "per fortuna che la conferenza s'intitola "L'Europa e la famiglia del FUTURO!".
Dopo questa mia riflessione, eccolo: il relatore entra in sala, si siede in cattedra e... sorride (a mio avviso deve aver avuto il mio stesso pensiero!), ma subito inizia a tenere il suo discorso.
Inizia sciorinando dati, affermando che nel 2050 in Europa ci saranno circa 102.000.000 di persone che non saranno in grado di lavorare perchè troppo anziane, che la maggior parte della forza lavorativa mondiale si sposterà verso l'Africa e l'America Latina, facendo perdere all'Europa il primato di spazio economico più ricco del mondo, che invece ha oggi: insomma, uno scenario tutt'altro che roseo.
Continua poi affermando che, per quanto riguarda le politiche sociali europee, esistono vari modelli, tra i quali: quello Francofono, quello Scandinavo, quello Mitteleuropeo e quello Anglosassone; l'Italia non rientra in nessuno di questi, in quanto ha da sempre agito a sostegno delle famiglie in modo frammentato e solo se possedeva i cosiddetti "resti del bilancio" (in poche perole, solo se le avanzavano soldi).
Seguendo questo interessante convegno, non potevo fare a meno di domandarmi che fine avesse fatto il David Sassoli giornalista, quello che ero abituata a veder ogni giorno al Tg1 delle 20, che con professionalità racccontava le notizie del giorno...
Ma ad un certo punto ecco: è bastata una domanda dal pubblico sull'analfabetismo di ritorno a far riaffiorare la sua "deformazione professionale"... Riporto le sue testuali parole "la scuola di oggi dà solo strumenti rudimentali, ma non insegna a leggere i giornali, che non sono altro che la trasposizione di ciò che ci accade attorno. Va bene preparare i giovani alle sfide del futuro, però devono soprattutto essere in grado di capire la storia di tutti i giorni ed essere consapevoli della realtà che li circonda".
Insomma, diamo voce al GIORNALISMO!!!!
sabato 15 maggio 2010
Baci gay tra Pordenone e Udine
![]() |
| Fonte: queer|blog.it |
![]() |
| Fonte: zero violenza donne |
Non ci si scandalizzava nell'antica Grecia al vedere 2 unomini che si baciano, ora invece nel 2010 pare proprio di si.
Per saperne di più vi lascio 2 link:
Il Friuli
Virgilio Pordenone
giovedì 13 maggio 2010
Dai tagli Erdisu al caso Rosolen
Come già anticipato nell'ultimo post riguardante la proposta dell'assessore Rosolen in merito ai tagli sui vari servizi Erdisu, il caso si è evoluto proprio come una soap opera.
Dopo l'ultima riunione della giunta si è deciso di affrontare altri aspetti, giudicati prioritari rispetto ai finanziamenti dell'ente e questo rimandare, tipico delle istituzioni, è in realtà servito a porre altre questioni sul piatto della bilancia.
Visto l'intento con cui nasce questo blog, non voglio riportare qui notizie da me masticate e digerite.
Fate da voi. Vi lascio i link degli articoli inerenti pubblicati su "Il Piccolo", che certamente non è la fonte più autorevole o sicura, ma purtroppo o per fortuna è il giornale locale.
Taglio degli Erdisu, il Pdl prende tempo - 6 maggio 2010
Tondo convoca Pdl su rimpasto e riforme - 10 maggio 2010
Coordinamento capaci e meritevoli per il diritto allo studio risponde al Piccolo - 11 maggio 2010
Debito tagliato di 300 milioni - 12 maggio 2010
Altro pezzo interessante:
Corazza: "sul caso Rosolen solo giochi interni di potere" - 25 maggio 2010
Dopo l'ultima riunione della giunta si è deciso di affrontare altri aspetti, giudicati prioritari rispetto ai finanziamenti dell'ente e questo rimandare, tipico delle istituzioni, è in realtà servito a porre altre questioni sul piatto della bilancia.
Visto l'intento con cui nasce questo blog, non voglio riportare qui notizie da me masticate e digerite.
Fate da voi. Vi lascio i link degli articoli inerenti pubblicati su "Il Piccolo", che certamente non è la fonte più autorevole o sicura, ma purtroppo o per fortuna è il giornale locale.
Taglio degli Erdisu, il Pdl prende tempo - 6 maggio 2010
Tondo convoca Pdl su rimpasto e riforme - 10 maggio 2010
Coordinamento capaci e meritevoli per il diritto allo studio risponde al Piccolo - 11 maggio 2010
Debito tagliato di 300 milioni - 12 maggio 2010
Altro pezzo interessante:
Corazza: "sul caso Rosolen solo giochi interni di potere" - 25 maggio 2010
martedì 11 maggio 2010
Bora che vien e cenere che va
Addirittura il Corriere della Sera riporta la notizia: l'assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Rapporti con Aziende e Società, Paolo Rovis ha presentato una delibera, approvata dalla giunta comunale e prossimamente sottoposta al Consiglio, sullo spargimento delle ceneri dei defunti.
Curiosità: "va bene spargerle ma attenzione al vento o meglio agli effetti controvento".
Le norme per la dispersione delle ceneri derivanti dalla cremazione sono già previste dalla legge nazionale 130 del 2001 e sono state integrate dalla l. regionale 11/2008 di cui, però, manca ancora il regolamento attuativo.
Sembra che il comune di Trieste abbia ricevuto così tante richieste in merito alla volontà di dare addio ai cari gettandone le ceneri, che la Giunta si è vista praticamente obbligata a modificare i regolamenti dei cimiteri comunali, ammettendo la dispersione delle polveri mortuarie in un'area dei camposanti, in aree pubbliche e anche private, a titolo gratuito.
Limiti: 500 metri dalle Rive, dalle dighe foranee della città, e dal centro abitato.
Divieti: no dispersione in aria o nelle cavità naturali tipiche del Carso, e ovviamente no nelle giornate di vento.
Per qualsiasi informazione in più, consigliamo di visitare il blog dell'assessore che vi abbiamo linkato.
Curiosità: "va bene spargerle ma attenzione al vento o meglio agli effetti controvento".
Le norme per la dispersione delle ceneri derivanti dalla cremazione sono già previste dalla legge nazionale 130 del 2001 e sono state integrate dalla l. regionale 11/2008 di cui, però, manca ancora il regolamento attuativo.
Sembra che il comune di Trieste abbia ricevuto così tante richieste in merito alla volontà di dare addio ai cari gettandone le ceneri, che la Giunta si è vista praticamente obbligata a modificare i regolamenti dei cimiteri comunali, ammettendo la dispersione delle polveri mortuarie in un'area dei camposanti, in aree pubbliche e anche private, a titolo gratuito.
Limiti: 500 metri dalle Rive, dalle dighe foranee della città, e dal centro abitato.
Divieti: no dispersione in aria o nelle cavità naturali tipiche del Carso, e ovviamente no nelle giornate di vento.
Per qualsiasi informazione in più, consigliamo di visitare il blog dell'assessore che vi abbiamo linkato.
lunedì 10 maggio 2010
Cantera Cafè stagione 2010. Si riparte!
Riapre come ogni anno il Cantera Cafè, e la folla di giovani, ma non solo, si prepara ad occupare la Baia di Sistiana.
La festa d'apertura sarà giovedì 13 maggio alle ore 22:30, le danze si apriranno a suon di tecno, house, r&b, commerciale, e lei, l'intramontabile disco anni '80.
Grazie alla sua posizione a metà strada tra la provincia di Trieste e Gorizia, il locale offre tutta l’estate
un punto di incontro ai giovani delle provincie circostanti.
Dopo 4 anni dalla sua comparsa, festosa e divertente come lo stile caraibico che lo contraddistingue, il Cantera Cafè è diventato promotore instancabile di tendenze, novità e cultura musicale.
Il caldo si fa desiderare e allora qual modo migliore di richiamarlo se non quello di festeggiare in spiaggia sorseggiando un bel bicchierozzo di birra, un Cuba libre o un Mojito?
Nessuno evidentemente!
Certo per i più piccoli l'attenzione è d'obbligo e la sicurezza anche. Ecco perché come per ogni stagione è stato disposto il Servizio overnight, trasporto gratuito con bus navetta a cura delle Province di Trieste e Gorizia, con collegamenti da Trieste, Muggia, altopiano carsico, Monfalcone, Gorizia
dalle 22.00 fino alle 4.00 del mattino.
Per ulteriori informazioni visitate il sito www.overnight.trieste.it e www.aptgorizia.it.
Allora giovedì tutti in pista, l'estate arriva ballando!
La festa d'apertura sarà giovedì 13 maggio alle ore 22:30, le danze si apriranno a suon di tecno, house, r&b, commerciale, e lei, l'intramontabile disco anni '80.
Grazie alla sua posizione a metà strada tra la provincia di Trieste e Gorizia, il locale offre tutta l’estate
un punto di incontro ai giovani delle provincie circostanti.
Dopo 4 anni dalla sua comparsa, festosa e divertente come lo stile caraibico che lo contraddistingue, il Cantera Cafè è diventato promotore instancabile di tendenze, novità e cultura musicale.
Il caldo si fa desiderare e allora qual modo migliore di richiamarlo se non quello di festeggiare in spiaggia sorseggiando un bel bicchierozzo di birra, un Cuba libre o un Mojito?
Nessuno evidentemente!
Certo per i più piccoli l'attenzione è d'obbligo e la sicurezza anche. Ecco perché come per ogni stagione è stato disposto il Servizio overnight, trasporto gratuito con bus navetta a cura delle Province di Trieste e Gorizia, con collegamenti da Trieste, Muggia, altopiano carsico, Monfalcone, Gorizia
dalle 22.00 fino alle 4.00 del mattino.
Per ulteriori informazioni visitate il sito www.overnight.trieste.it e www.aptgorizia.it.
Allora giovedì tutti in pista, l'estate arriva ballando!
La Stazione di Trieste sta su a forza di insulti e barboni
I tanti pendolari che per studio, lavoro o tempo libero devono spostarsi utilizzando le ferrovie italiane, sanno più che bene i rischi che corrono.
Ulcera perforante: verrebbe anche a un santo per aver trascorso ore sulle banchine d'attesa sperando di vedere un treno, non in orario, ma almeno in partenza;
raffreddore e sintomi influenzali: causati dall'aria condizionata che tanto piace ai capotreni del Minuetto quando fuori ci sono 37 gradi centigradi;
malattie contagiose e non, punture ed infezioni: prese a contatto con sedili, vetri, tende e quant'altro di più lercio non ci sia, nidi d'insetti ed escrementi di altre bestie
Oltre a questo c'è anche il rischio che...il tetto crolli.
E' un pericolo da non sottovalutare soprattutto per chi ha a che fare con la stazione ferroviaria di Trieste.
La copertura delle banchine è, ad esser buoni, fatiscente: intonaco scrostato, macchie di umidità, crepe ogni giorno più profonde. E ovviamente nessuno fa nulla!
Finché si tratta di gestire l'ira funesta dei viaggiatori presi per i fondelli dopo i continui ritardi, ok, qualche strillo, due bestemmie, se proprio va male una mini rissa (a suon di parole ovviamente) e poi tutto passa. Ma qui la questione si complica: per omicidio colposo...altro che urla!
Il bello è che sotto la stessa copertura pericolante ci sono diversi uffici dei dipendenti Trenitalia e sfido provare che, logorati da decenni di frustrante servizio, vogliano addirittura suicidarsi.
Quindi? Perché nessuno fa niente?
Come sempre, perché in Italia si muova qualcosa, bisogna che al telegiornale si dica: "Era una tragedia annunciata, che si poteva certamente evitare".
La stazione di Trieste non vanta solo una struttura che cade letteralmente a pezzi, ma è anche uno dei centri d'accoglienza preferiti dai tanti clochards.
Ogni stazione che si rispetti ha i suoi "inquilini", ma Trieste, ha molto di più: come i reality insegnano, ci sono le new entry.
Da un po' di mesi, infatti, un simpatico signore, impavido e misterioso, ha messo radici su una delle panchine esterne, prima rigorosamente libera. Se ne sta, incurante del tetto precario, tutto avvolto in un sacco a pelo marrone.
Altra nuovo concorrente è il solitario balcanico: seduto sulla sua valigia con il cartone del latte e dei biscotti integrali, non parla mai con nessuno, se non con se stesso. Lui però predilige il sottopassaggio, che divide generosamente con un vecchietto, anche lui dei nuovi. Nonostante l'età sta tutto il giorno in piedi con il suo bicchiere di plastica per raccogliere l'elemosina e un piccolo zainetto di stoffa.
Il sole cala, la bora aumenta e dopo il "lavoro"...tutti "a casa".
Così la stazione si riempie e va a dormire.
Trieste non è certo l'unica città con una situazione del genere, quindi la predica è vale anche per Gorizia centrale, Venezia Mestre, Milano, Bari e via dicendo.
Visto che la stazione è uno dei tanti biglietti da visita in cui, volenti o nolenti, è sicuro che vi si debba passare del tempo, sarebbe auspicabile una cura maggiore.
Ulcera perforante: verrebbe anche a un santo per aver trascorso ore sulle banchine d'attesa sperando di vedere un treno, non in orario, ma almeno in partenza;
raffreddore e sintomi influenzali: causati dall'aria condizionata che tanto piace ai capotreni del Minuetto quando fuori ci sono 37 gradi centigradi;
malattie contagiose e non, punture ed infezioni: prese a contatto con sedili, vetri, tende e quant'altro di più lercio non ci sia, nidi d'insetti ed escrementi di altre bestie
Oltre a questo c'è anche il rischio che...il tetto crolli.
E' un pericolo da non sottovalutare soprattutto per chi ha a che fare con la stazione ferroviaria di Trieste.
La copertura delle banchine è, ad esser buoni, fatiscente: intonaco scrostato, macchie di umidità, crepe ogni giorno più profonde. E ovviamente nessuno fa nulla!
Finché si tratta di gestire l'ira funesta dei viaggiatori presi per i fondelli dopo i continui ritardi, ok, qualche strillo, due bestemmie, se proprio va male una mini rissa (a suon di parole ovviamente) e poi tutto passa. Ma qui la questione si complica: per omicidio colposo...altro che urla!
Il bello è che sotto la stessa copertura pericolante ci sono diversi uffici dei dipendenti Trenitalia e sfido provare che, logorati da decenni di frustrante servizio, vogliano addirittura suicidarsi.
Quindi? Perché nessuno fa niente?
Come sempre, perché in Italia si muova qualcosa, bisogna che al telegiornale si dica: "Era una tragedia annunciata, che si poteva certamente evitare".
La stazione di Trieste non vanta solo una struttura che cade letteralmente a pezzi, ma è anche uno dei centri d'accoglienza preferiti dai tanti clochards.
Ogni stazione che si rispetti ha i suoi "inquilini", ma Trieste, ha molto di più: come i reality insegnano, ci sono le new entry.
Da un po' di mesi, infatti, un simpatico signore, impavido e misterioso, ha messo radici su una delle panchine esterne, prima rigorosamente libera. Se ne sta, incurante del tetto precario, tutto avvolto in un sacco a pelo marrone.
Altra nuovo concorrente è il solitario balcanico: seduto sulla sua valigia con il cartone del latte e dei biscotti integrali, non parla mai con nessuno, se non con se stesso. Lui però predilige il sottopassaggio, che divide generosamente con un vecchietto, anche lui dei nuovi. Nonostante l'età sta tutto il giorno in piedi con il suo bicchiere di plastica per raccogliere l'elemosina e un piccolo zainetto di stoffa.
Il sole cala, la bora aumenta e dopo il "lavoro"...tutti "a casa".
Così la stazione si riempie e va a dormire.
Trieste non è certo l'unica città con una situazione del genere, quindi la predica è vale anche per Gorizia centrale, Venezia Mestre, Milano, Bari e via dicendo.
Visto che la stazione è uno dei tanti biglietti da visita in cui, volenti o nolenti, è sicuro che vi si debba passare del tempo, sarebbe auspicabile una cura maggiore.
sabato 8 maggio 2010
Asini con lo zaino
Spesso si vedono in televisione,durante programmi ed ichieste, che sempre più ragazzi fermati davanti alle scuole non sanno rispondere alle domande più elementari di cultura generale, degli autentici asini con lo zaino in spalla. in questo caso però non si trtta di giovani senza preparazione ma di autentici asini coinvolti nel progetto “pedibus”. In tali iniziative infatti i bimbi invece di farsi portare a scuola dai genitori si trovano in un determinato punto e vanno a scuola a piedi, spesso tenendosi a una fune e formando delle file (un po l'equivalente di quando la maestra dice " prendetevi per mano in fila per due"). I vantaggi sono indubbiamente molti: meno inquinamento per cominciare. Poi ovviamente i bimbi ci guadagnano in salute perchè si sa, camminare fa bene e con tutta la tecnologia che oggi li circonda sono diventati pigri. In terzo luogo i volontari sono spesso pensionati che trovano una piacevole occupazione mattutina in compagnia dei più piccoli. L'ultimo di questi esperimenti è iniziato circa 2 settimane fa: 2 asinelli che trainano un carretto pieno zeppo di zaini colorati per concedere ai bambini di fare meno fatica.
Prprio per l'originalità Pordenone è finita su Studio Aperto( e chi infatti se non la redazione del Tg di Italia1 poteva occuparsi di animali?!) gudagnando un po di notorietà. Speriamo che queste iniziative non si fermino ma anzi ci conducano verso una Pordenone migliore.
Prprio per l'originalità Pordenone è finita su Studio Aperto( e chi infatti se non la redazione del Tg di Italia1 poteva occuparsi di animali?!) gudagnando un po di notorietà. Speriamo che queste iniziative non si fermino ma anzi ci conducano verso una Pordenone migliore.
venerdì 7 maggio 2010
Prossima settimana David Sassoli a Treviso
Dopo il primo incontro, avvenuto nella libreria delle Paoline di Treviso, nella serie di appuntamenti culturali organizzati per gli 80 anni della presenza delle delle Figlie di san Paolo, in città e con la collaborazione dell’associazione “Maritain”, dove l'ospite della prima serata era stata la dott.ssa Cristina Beffa, intervenuta sul tema “La famiglia nel vortice dei media”.
Si segnala il prossimo appuntamento, sempre per parlare di famiglia, previsto per venerdì 14 maggio alle ore 18, nella Chiesa Santa Croce, presso l'Università di Treviso e come ospite si avrà David Sassoli, europarlamentare, il quale tratterà il tema “L’Europa e la famiglia del futuro”.
David sassoli: giornalista professionista, già vicedirettore del Tg1 dal 2006 al 2009, è uno dei fondatori dell’Associazione “Articolo 21”, movimento di difesa della libertà di stampa ed eletto parlamentare europeo nella legislatura 2009-2014.
Si segnala il prossimo appuntamento, sempre per parlare di famiglia, previsto per venerdì 14 maggio alle ore 18, nella Chiesa Santa Croce, presso l'Università di Treviso e come ospite si avrà David Sassoli, europarlamentare, il quale tratterà il tema “L’Europa e la famiglia del futuro”.
David sassoli: giornalista professionista, già vicedirettore del Tg1 dal 2006 al 2009, è uno dei fondatori dell’Associazione “Articolo 21”, movimento di difesa della libertà di stampa ed eletto parlamentare europeo nella legislatura 2009-2014.
giovedì 6 maggio 2010
Ma allora questi Erdisu?
Dopo alcune dichiarazioni del presidente della Regione Renzo Tondo, seguite alla proposta dell'assessore regionale all'Università, Alessia Rosolen, si era intesa l'intenzione di sopprimere gli Erdisu, enti regionali per il diritto e le opportunità allo studio universitario, che si occupano di dare assistenza agli studenti, fornendo alloggi nelle apposite Case dello Studente ed erogando borse di studio.
Gli studenti allarmati sono subito passati all'azione e, oltre a fondare il gruppo "Coordinamento studenti capaci e meritevoli per il diritto allo studio", lo scorso 4 maggio si sono presentati in piazza Oberdan, sotto il Palazzo del Consiglio regionale e ha suon di slogan e fischi contro gli ennesimi tagli allo studio, hanno portato a casa dei risultati.
Oltre all'appoggio espresso dai consiglieri regionali del gruppo Pd, Codega e Menis, anche il capogruppo del Pdl, Daniele Galasso ha rassicurato i giovani protestanti garantendo che la cancellazione degli Erdisu non sarebbe stata inserita nel disegno di legge sul finanziamento agli atenei così da concentrare il Consiglio sull'ascolto delle istanze degli atenei e delle rappresentanze studentesche.
Peccato che la questione slitta dal piano istituzionale a quello personale: l’assessore Rosolen si dice persino disponibile a farsi da parte se viene considerata un ”problema politico”, ricordando però d’aver ricevuto un mandato chiaro dal presidente Renzo Tondo, quello, appunto, di riformare gli Erdisu.
Mentre ieri si teneva una riunione del gruppo del Pdl con Tondo e la stessa Rosolen, il portavoce della protesta Mario Albanese ha ribadito che il presupposto per parlare della revisione degli Erdisu è una proposta concreta, sulla quale gli studenti possano esprimere la propria opinione e che non consista solo nella riduzione dei servizi. Preoccupazioni non condivise dalla destra studentesca: Rocco Ferluga, della Lista Oltre-Student Office ha dichiarato: "Prendiamo atto e ci dispiace che alcune liste universitarie, per proprio interesse elettorale, abbiano usato in maniera strumenta le informazioni false" e Francesco Clun, presidente triestino di Azione universitaria, ha parlato di "manifestazione fine a se stessa". Continua Clun:"Mi chiedo come si possa giudicare una proposta senza che allo stato attuale delle cose vi sia effettivivamente un documento su cui dibattere e avendo già fissato per questa settimana un incontro proprio con l’assessore competente".
Anche la politica regionale pare seguire la trama da soap opera hollywoodiana cui le grandi cariche nazionali ci hanno abituato: offese personali, urla tra i corridoi ma poi...nulla di concreto, e come sempre, non resta che aspettare.
Gli studenti allarmati sono subito passati all'azione e, oltre a fondare il gruppo "Coordinamento studenti capaci e meritevoli per il diritto allo studio", lo scorso 4 maggio si sono presentati in piazza Oberdan, sotto il Palazzo del Consiglio regionale e ha suon di slogan e fischi contro gli ennesimi tagli allo studio, hanno portato a casa dei risultati.
Oltre all'appoggio espresso dai consiglieri regionali del gruppo Pd, Codega e Menis, anche il capogruppo del Pdl, Daniele Galasso ha rassicurato i giovani protestanti garantendo che la cancellazione degli Erdisu non sarebbe stata inserita nel disegno di legge sul finanziamento agli atenei così da concentrare il Consiglio sull'ascolto delle istanze degli atenei e delle rappresentanze studentesche.
Peccato che la questione slitta dal piano istituzionale a quello personale: l’assessore Rosolen si dice persino disponibile a farsi da parte se viene considerata un ”problema politico”, ricordando però d’aver ricevuto un mandato chiaro dal presidente Renzo Tondo, quello, appunto, di riformare gli Erdisu.
Mentre ieri si teneva una riunione del gruppo del Pdl con Tondo e la stessa Rosolen, il portavoce della protesta Mario Albanese ha ribadito che il presupposto per parlare della revisione degli Erdisu è una proposta concreta, sulla quale gli studenti possano esprimere la propria opinione e che non consista solo nella riduzione dei servizi. Preoccupazioni non condivise dalla destra studentesca: Rocco Ferluga, della Lista Oltre-Student Office ha dichiarato: "Prendiamo atto e ci dispiace che alcune liste universitarie, per proprio interesse elettorale, abbiano usato in maniera strumenta le informazioni false" e Francesco Clun, presidente triestino di Azione universitaria, ha parlato di "manifestazione fine a se stessa". Continua Clun:"Mi chiedo come si possa giudicare una proposta senza che allo stato attuale delle cose vi sia effettivivamente un documento su cui dibattere e avendo già fissato per questa settimana un incontro proprio con l’assessore competente".
Anche la politica regionale pare seguire la trama da soap opera hollywoodiana cui le grandi cariche nazionali ci hanno abituato: offese personali, urla tra i corridoi ma poi...nulla di concreto, e come sempre, non resta che aspettare.
Il Tuono: una nuova testata per una città vecchia e stanca
Sabato primo maggio è comparsa in edicola la nuova testa triestina, "Il tuono" di Daniele Pertot, diretto da Paolo G. Parovel.
Cos'è? Un altro bugiardello?
Tutt'altro.
Il nuovo giornale è innanzitutto un settimanale, quindi non dovrà competere direttamente con il padrone di casa, "Il Piccolo"; e poi, per quanto riportato nella presentazione del primo numero, sembra piuttosto si proponga di essere "un giornale di servizio che si occupi dei problemi veri e attuali della gente, invece che dei giochi di caste politiche sempre più inette, incolte, arroganti e parassite".
L'editore, oltre ad aver spiegato gli obiettivi che si pone con la nuova creatura, e motivi che l'hanno portato a idearla come archetipo del giornalismo (dire la verità, non aver paura e proteggere i più deboli), ha dichiarato: "Poiché i cambiamenti non avvengono da soli ho deciso di scendere personalmente, a mio rischio e pericolo, nell'arena dei leoni nostrani. Ho addosso una rabbia tale che i primi sono sicuro di stenderli. Per affrontarli poi tutti occorreranno la simpatia solidale e l'appoggio di quante più persone possibile. Ma siamo in tantissimi a non poterne più. Io sono tra i più incazzati e occorre una nostra voce libera per organizzarci seriamente, onestamente e sui nostri problemi veri".
Motivi forse allora personali, ma buoni, purché, come da presentazione, possano veicolare anche la voce dei più.
Per sapere se non saranno solo belle parole...andiamo in edicola.
Cos'è? Un altro bugiardello?
Tutt'altro.
Il nuovo giornale è innanzitutto un settimanale, quindi non dovrà competere direttamente con il padrone di casa, "Il Piccolo"; e poi, per quanto riportato nella presentazione del primo numero, sembra piuttosto si proponga di essere "un giornale di servizio che si occupi dei problemi veri e attuali della gente, invece che dei giochi di caste politiche sempre più inette, incolte, arroganti e parassite".
L'editore, oltre ad aver spiegato gli obiettivi che si pone con la nuova creatura, e motivi che l'hanno portato a idearla come archetipo del giornalismo (dire la verità, non aver paura e proteggere i più deboli), ha dichiarato: "Poiché i cambiamenti non avvengono da soli ho deciso di scendere personalmente, a mio rischio e pericolo, nell'arena dei leoni nostrani. Ho addosso una rabbia tale che i primi sono sicuro di stenderli. Per affrontarli poi tutti occorreranno la simpatia solidale e l'appoggio di quante più persone possibile. Ma siamo in tantissimi a non poterne più. Io sono tra i più incazzati e occorre una nostra voce libera per organizzarci seriamente, onestamente e sui nostri problemi veri".
Motivi forse allora personali, ma buoni, purché, come da presentazione, possano veicolare anche la voce dei più.
Per sapere se non saranno solo belle parole...andiamo in edicola.
Ancora amianto
La Regione Friuli Venezia Giulia, con la predisposizione e l'approvazione del Piano di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto, ha provveduto a censire la presenza di amianto nelle scuole, negli ospedali, negli edifici pubblici, nei locali aperti al pubblico e nelle aziende. Sono state localizzate tramite georeferenziazione le pensiline delle stazioni ferroviarie, i capannoni o le strutture similari, di tipo industriale, artigianale o agricolo con componenti in cemento amianto.
Ad oggi la mappatura delle aziende in cui sono presenti materiali con amianto, deve ancora essere completata, ma la zona fin'ora individuata nel territorio triestino comprende la baia di Muggia, la valle di Zaule e tutta la zona di Aquilinia fino allo Scalo legnami.
La verifica della presenza di amianto nei siti industriali attivi o dismessi presenti nell'archivio già realizzato negli anni 1997-1999 ha prodotto un quadro d'insieme non positivo: sono stati individuati 621 soggetti appartenenti alla categoria di aziende con materiali contenenti amianto, 744 soggetti con codice ISTAT 361 corrispondente a "costruzione navale, riparazione e manutenzione di navi" e 343 soggetti non verificati nel medesimo censimento, per un totale complessivo di 1708 soggetti censiti in 597 siti con presenza di amianto. Le coperture in eternit, rappresentano il 77% delle strutture contenti amianto censite pari ad un totale complessivo di 1.057.000 mq.
È stato quindi necessario prevedere una pianificazione degli interventi necessari: ai sensi dell’articolo 242 del decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 152, la procedura di bonifica dei siti di interesse nazionale è attribuita alla competenza della Regione che si avvale, come previsto dall'art. 6 della legge regionale 39/1996, del parere di una Conferenza di Servizi di cui fa parte l'ARPA.
Nel settore delle bonifiche la Regione si era dotata già nel 1996 di un Piano di bonifica che è ancora in fase di adeguamento a quanto previsto dal decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 152; ad oggi, però, sembra che l'unica azione concreta sia stata la verifica dei siti già individuati mediante l'utilizzo del biomonitoraggio con i licheni.
Nel settore delle bonifiche la Regione si era dotata già nel 1996 di un Piano di bonifica che è ancora in fase di adeguamento a quanto previsto dal decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 152; ad oggi, però, sembra che l'unica azione concreta sia stata la verifica dei siti già individuati mediante l'utilizzo del biomonitoraggio con i licheni.
Non sono certo necessari nuovi studi e ricerche che diano un'ulteriore dimostrazione della pericolosità dell'amianto, non servono neanche altri monitoraggi. Le situazioni si conoscono fin troppo bene, ma, tra amministrazioni pubbliche che troppo spesso fanno finta di non vedere e privati dalle mani legate, impossibilitati e bloccati soprattutto a causa di costi di bonifica proibitivi, la soluzione al problema sembra lontana dal venire.
Camminare a Trieste: tra salite, traffico e cantieri...che fatica!
Lì dove un giorno Emilio Brentani passava le notti con la sua Ange, camminando da San Giusto fino in Piazza Cavana, oggi c’è la Questura, difronte un pizzeria e tutt’intorno parcheggi, a pagamento per la automobili e gratuiti per i motocicli.
Certo la frenesia degli autisti triestini non ha raggiunto i livelli di quelli di Milano o Roma, dove per sfrecciare basta il rosso ai pedoni, ma sicuramente, per chi non la conoscesse bene, Trieste non è “una città da camminare”.
Chi conosce più che bene i disagi che si possono incontrare vagabondando per città, è l’Associazione Cammina Trieste, sorta nel 1991 che ha cercato di proporre, appunto, un modello del “vivere bene”.
L'associazione Cammina Trieste si è impegnata nel trovare una soluzione rispetto a un sempre maggiore degrado, per quanto riguarda la pericolosità della vita in questo ambiente: incidenti determinati dal traffico, malattie acute e croniche conseguenti all’inquinamento atmosferico e acustico, mobilità diminuita in seguito al prevalere del traffico veicolare privato e via dicendo. Nonostante l’attiva di propaganda sviluppata dall’associazione in ben diciannove anni di servizio, i problemi sono stati risolti solo parzialmente.
Se è vero che da allora sono state ampliate le zone pedonali, rinforzate con semafori e aumentate le aiuole di protezione su molti attraversamenti pedonali, è altrettanto vero che è diminuito l’uso del mezzo pubblico, che oltre a ridurre le emissioni di inquinanti, diminuisce i pericoli sulla strada aumentando, però, la mobilità nel centro storico.
Certamente lo scarso rispetto delle norme di circolazione si riscontra in tutti gli utenti della strada, ma buona parte dei problemi aggiunti a quelli predetti, sono causati dai veicoli a motore a due ruote. Il crescente numero di questi, oltre ad essere costituito da un’utenza spesso meno rispettosa delle norme stradali, perchè soprattutto di giovane età, è un fattore importante dell’inquinamento atmosferico.
Le altre difficoltà sono quelle che si manifestano alle fermate dei bus, spesso occupate da mezzi in sosta abusiva. Essi impediscono accesso o uscita soprattutto da parte delle fasce di popolazione più deboli, disabili, anziani, ecc. che usano frequentemente il mezzo pubblico.
Inconveniente che potrebbe essere risolto con la sistemazione di pedane sporgenti dal marciapiede nelle zone più centrali della città, ma non vengono prese neanche queste piccole accortezze.
La situazione è ulteriormente aggravata, oltre che dai tanti cantieri che da anni devastano la città, anche dalle molte auto posteggiate abusivamente sui marciapiedi, che costringono i pedoni a spostarsi sulla carreggiata, con grave rischio soprattutto nel caso di persone disabili e di mamme con passeggini.
Manca probabilmente una cultura che ponga al centro chi la città la abita, il cittadino, e non il veicolo.
Il Piano regionale integrato trasporti non è stato attuato in misura adeguata e dopo tanti anni neppure il Comune di Trieste è riuscito ad emanare il Piano urbano del Traffico, per cui i vari provvedimenti adottati, anche se in qualche modo positivi, appaiono spesso parziali e limitati.
L’unica a muoversi in una visione più generale sul problema del traffico, sembra essere stata la Provincia, con l’istituzione sperimentale di una linea bus transfrontaliera da Trieste fino a Sežana e lo studio preliminare per l’attuazione di una metropolitana leggera.
Cammina Trieste intende sollecitare le Autorità regionali, provinciali e comunali al fine di risolvere i problemi citati, continuare inoltre la sua opera di sensibilizzazione e di informazione dell’opinione pubblica, attraverso interventi ed iniziative, anche culturali, al fine di poter vivere in una città più a misura d’uomo, più sicura, più pulita e più bella.
Certo la frenesia degli autisti triestini non ha raggiunto i livelli di quelli di Milano o Roma, dove per sfrecciare basta il rosso ai pedoni, ma sicuramente, per chi non la conoscesse bene, Trieste non è “una città da camminare”.
Chi conosce più che bene i disagi che si possono incontrare vagabondando per città, è l’Associazione Cammina Trieste, sorta nel 1991 che ha cercato di proporre, appunto, un modello del “vivere bene”.
L'associazione Cammina Trieste si è impegnata nel trovare una soluzione rispetto a un sempre maggiore degrado, per quanto riguarda la pericolosità della vita in questo ambiente: incidenti determinati dal traffico, malattie acute e croniche conseguenti all’inquinamento atmosferico e acustico, mobilità diminuita in seguito al prevalere del traffico veicolare privato e via dicendo. Nonostante l’attiva di propaganda sviluppata dall’associazione in ben diciannove anni di servizio, i problemi sono stati risolti solo parzialmente.
Se è vero che da allora sono state ampliate le zone pedonali, rinforzate con semafori e aumentate le aiuole di protezione su molti attraversamenti pedonali, è altrettanto vero che è diminuito l’uso del mezzo pubblico, che oltre a ridurre le emissioni di inquinanti, diminuisce i pericoli sulla strada aumentando, però, la mobilità nel centro storico.
Certamente lo scarso rispetto delle norme di circolazione si riscontra in tutti gli utenti della strada, ma buona parte dei problemi aggiunti a quelli predetti, sono causati dai veicoli a motore a due ruote. Il crescente numero di questi, oltre ad essere costituito da un’utenza spesso meno rispettosa delle norme stradali, perchè soprattutto di giovane età, è un fattore importante dell’inquinamento atmosferico.
Le altre difficoltà sono quelle che si manifestano alle fermate dei bus, spesso occupate da mezzi in sosta abusiva. Essi impediscono accesso o uscita soprattutto da parte delle fasce di popolazione più deboli, disabili, anziani, ecc. che usano frequentemente il mezzo pubblico.
Inconveniente che potrebbe essere risolto con la sistemazione di pedane sporgenti dal marciapiede nelle zone più centrali della città, ma non vengono prese neanche queste piccole accortezze.
La situazione è ulteriormente aggravata, oltre che dai tanti cantieri che da anni devastano la città, anche dalle molte auto posteggiate abusivamente sui marciapiedi, che costringono i pedoni a spostarsi sulla carreggiata, con grave rischio soprattutto nel caso di persone disabili e di mamme con passeggini.
Manca probabilmente una cultura che ponga al centro chi la città la abita, il cittadino, e non il veicolo.
Il Piano regionale integrato trasporti non è stato attuato in misura adeguata e dopo tanti anni neppure il Comune di Trieste è riuscito ad emanare il Piano urbano del Traffico, per cui i vari provvedimenti adottati, anche se in qualche modo positivi, appaiono spesso parziali e limitati.
L’unica a muoversi in una visione più generale sul problema del traffico, sembra essere stata la Provincia, con l’istituzione sperimentale di una linea bus transfrontaliera da Trieste fino a Sežana e lo studio preliminare per l’attuazione di una metropolitana leggera.
Cammina Trieste intende sollecitare le Autorità regionali, provinciali e comunali al fine di risolvere i problemi citati, continuare inoltre la sua opera di sensibilizzazione e di informazione dell’opinione pubblica, attraverso interventi ed iniziative, anche culturali, al fine di poter vivere in una città più a misura d’uomo, più sicura, più pulita e più bella.
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