Lì dove un giorno Emilio Brentani passava le notti con la sua Ange, camminando da San Giusto fino in Piazza Cavana, oggi c’è la Questura, difronte un pizzeria e tutt’intorno parcheggi, a pagamento per la automobili e gratuiti per i motocicli.
Certo la frenesia degli autisti triestini non ha raggiunto i livelli di quelli di Milano o Roma, dove per sfrecciare basta il rosso ai pedoni, ma sicuramente, per chi non la conoscesse bene, Trieste non è “una città da camminare”.
Chi conosce più che bene i disagi che si possono incontrare vagabondando per città, è l’Associazione Cammina Trieste, sorta nel 1991 che ha cercato di proporre, appunto, un modello del “vivere bene”.
L'associazione Cammina Trieste si è impegnata nel trovare una soluzione rispetto a un sempre maggiore degrado, per quanto riguarda la pericolosità della vita in questo ambiente: incidenti determinati dal traffico, malattie acute e croniche conseguenti all’inquinamento atmosferico e acustico, mobilità diminuita in seguito al prevalere del traffico veicolare privato e via dicendo. Nonostante l’attiva di propaganda sviluppata dall’associazione in ben diciannove anni di servizio, i problemi sono stati risolti solo parzialmente.
Se è vero che da allora sono state ampliate le zone pedonali, rinforzate con semafori e aumentate le aiuole di protezione su molti attraversamenti pedonali, è altrettanto vero che è diminuito l’uso del mezzo pubblico, che oltre a ridurre le emissioni di inquinanti, diminuisce i pericoli sulla strada aumentando, però, la mobilità nel centro storico.
Certamente lo scarso rispetto delle norme di circolazione si riscontra in tutti gli utenti della strada, ma buona parte dei problemi aggiunti a quelli predetti, sono causati dai veicoli a motore a due ruote. Il crescente numero di questi, oltre ad essere costituito da un’utenza spesso meno rispettosa delle norme stradali, perchè soprattutto di giovane età, è un fattore importante dell’inquinamento atmosferico.
Le altre difficoltà sono quelle che si manifestano alle fermate dei bus, spesso occupate da mezzi in sosta abusiva. Essi impediscono accesso o uscita soprattutto da parte delle fasce di popolazione più deboli, disabili, anziani, ecc. che usano frequentemente il mezzo pubblico.
Inconveniente che potrebbe essere risolto con la sistemazione di pedane sporgenti dal marciapiede nelle zone più centrali della città, ma non vengono prese neanche queste piccole accortezze.
La situazione è ulteriormente aggravata, oltre che dai tanti cantieri che da anni devastano la città, anche dalle molte auto posteggiate abusivamente sui marciapiedi, che costringono i pedoni a spostarsi sulla carreggiata, con grave rischio soprattutto nel caso di persone disabili e di mamme con passeggini.
Manca probabilmente una cultura che ponga al centro chi la città la abita, il cittadino, e non il veicolo.
Il Piano regionale integrato trasporti non è stato attuato in misura adeguata e dopo tanti anni neppure il Comune di Trieste è riuscito ad emanare il Piano urbano del Traffico, per cui i vari provvedimenti adottati, anche se in qualche modo positivi, appaiono spesso parziali e limitati.
L’unica a muoversi in una visione più generale sul problema del traffico, sembra essere stata la Provincia, con l’istituzione sperimentale di una linea bus transfrontaliera da Trieste fino a Sežana e lo studio preliminare per l’attuazione di una metropolitana leggera.
Cammina Trieste intende sollecitare le Autorità regionali, provinciali e comunali al fine di risolvere i problemi citati, continuare inoltre la sua opera di sensibilizzazione e di informazione dell’opinione pubblica, attraverso interventi ed iniziative, anche culturali, al fine di poter vivere in una città più a misura d’uomo, più sicura, più pulita e più bella.
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