giovedì 6 maggio 2010

Ancora amianto


La Regione Friuli Venezia Giulia, con la predisposizione e l'approvazione del Piano di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto, ha provveduto a censire la presenza di amianto nelle scuole, negli ospedali, negli edifici pubblici, nei locali aperti al pubblico e nelle aziende. Sono state localizzate tramite georeferenziazione le pensiline delle stazioni ferroviarie, i capannoni o le strutture similari, di tipo industriale, artigianale o agricolo con componenti in cemento amianto.
Ad oggi la mappatura delle aziende in cui sono presenti materiali con amianto, deve ancora essere completata, ma la zona fin'ora individuata nel territorio triestino comprende la baia di Muggia, la valle di Zaule e tutta la zona di Aquilinia fino allo Scalo legnami.
La verifica della presenza di amianto nei siti industriali attivi o dismessi presenti nell'archivio già realizzato negli anni 1997-1999 ha prodotto un quadro d'insieme non positivo: sono stati individuati 621 soggetti appartenenti alla categoria di aziende con materiali contenenti amianto, 744 soggetti con codice ISTAT 361 corrispondente a "costruzione navale, riparazione e manutenzione di navi" e 343 soggetti non verificati nel medesimo censimento, per un totale complessivo di 1708 soggetti censiti in 597 siti con presenza di amianto. Le coperture in eternit, rappresentano il 77% delle strutture contenti amianto censite pari ad  un totale complessivo di 1.057.000 mq.
È stato quindi necessario prevedere una pianificazione degli interventi necessari: ai sensi dell’articolo 242 del decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 152, la procedura di bonifica dei siti di interesse nazionale è attribuita alla competenza della Regione che si avvale, come previsto dall'art. 6 della legge regionale 39/1996, del parere di una Conferenza di Servizi di cui fa parte l'ARPA.
Nel settore delle bonifiche la Regione si era dotata già nel 1996 di un Piano di bonifica che è ancora in fase di adeguamento a quanto previsto dal decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 152; ad oggi, però, sembra che l'unica azione concreta sia stata la verifica dei siti già individuati mediante l'utilizzo del biomonitoraggio con i licheni.
Non sono certo necessari nuovi studi e ricerche che diano un'ulteriore dimostrazione della pericolosità dell'amianto, non servono neanche altri monitoraggi. Le situazioni si conoscono fin troppo bene, ma, tra amministrazioni pubbliche che troppo spesso fanno finta di non vedere e privati dalle mani legate, impossibilitati e bloccati soprattutto a causa di costi di bonifica proibitivi,   la soluzione al problema sembra lontana dal venire.

Nessun commento:

Posta un commento